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Inventari del vuoto è un libro di poesie costruito come un percorso di ricognizione: non una narrazione lineare, ma una mappa di scene, oggetti e voci che misurano la distanza tra la vita vissuta e quella semplicemente “riempita”.
Nella prima sezione il presente appare saturo: case ingombre, gesti ripetuti, consumo come rito, città riqualificate fino a perdere odori e margini. Il vuoto non è mancanza di cose, ma di senso: una paura coperta da notifiche e routine. Alla superficie affollata si oppone, nella seconda parte, una topografia del silenzio: stanze spoglie, relazioni sospese, memorie che ritornano. La scrittura stessa si offre come referto, tentativo di respirare in un’aria già consumata.
La terza sezione interroga il fare poetico: la poesia come residuo e ostinazione. La quarta allarga lo sguardo al collettivo – migrazioni, lavoro, guerra, utopie tradite – intrecciando storia privata e storia sociale. L’ultima torna alle radici: l’infanzia povera in Umbria, il padre segnato dalla guerra, le “strade interne” come scelta contro l’accelerazione del mondo.
Nel suo insieme, il libro è una meditazione civile e intima sull’epoca dell’accumulo e dell’assenza: un inventario che mostra come il vuoto non sia solo perdita, ma spazio in cui l’umano può ancora resistere
Scheda tecnica